Sabato 28 maggio decidiamo di scendere il Fosso Dannote, ai balzi di Grotti (Rieti), siamo tanti, siamo in 10, anche se poi ci riduciamo a 9 in quanto Renato ci saluta quando, durante la discesa, intercettiamo il sentiero per la chiesetta.
Arriviamo all’ultimo salto, il 70mt, che iniziano le minacce di pioggia: si sente tuonare. Le previsioni sono azzeccate, siamo noi in ritardo sulla tabella di marcia.
La corda già dai primi metri struscia, non esageratamente, ma non lavora bene, non si vede oltre perchè la calata va a scampanare nel vuoto, quindi potrebbero esserci altri punti di attrito più marcati non visibili dall’alto.
Armiamo su cordini attorno ad un albero con ancoraggio débrayable.
Scendono i primi sei, mediamente per la discesa del 70 impiegano 3 minuti. Siamo rimasti in tre sull’armo, scende Emanuele.
Passano abbondantemente i tre minuti ma non si sente fischiare il libera, eppure la corda è sempre in tensione: possibile ci metta tanto? Cosa è successo?
Passa il tempo e la corda è sempre in tensione, Emanuele è ancora appeso.
Ci sono problemi di comunicazione, sia con le persone alla base che con Emanuele in parete. Provo a chiamare sul cellulare, a me prende, ma sotto no. Alla fine, dopo mezz’ora, riesco a parlare con Francesca: la corda è lesionata, dovremo calare Emanuele dall’alto.
Si sente il fischio di ‘corda’ e lo iniziamo a calare, poi fischio di ‘stop’. Poi ancora ‘stop’, infine silenzio, passa un’altra mezz’ora, ma la corda è sempre in tensione e non arriva alcun comando dal basso. Dopo scopriremo che ci hanno mandato altri segnali, ma non ci arrivano i suoni.
Infine arriva il libera.
Tocca a me calarmi. Intanto modifichiamo l’armo in maniera da invertire la corda di recupero con quella di discesa, per scendere sulla corda integra ed utilizzare quella lesionata come corda di recupero.
Qui parte il video, da cui si vede che, per evitare di lesionare anche la corda buona, cerco un buon ancoraggio dove frazionare ed evitare che la corda sfreghi, e, quasi per caso, lo trovo sopra di me!
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